Collari d’oro, Gentiloni: “Ci fate sentire orgogliosi dell’Italia”

Il presidente del Consiglio presente alla cerimonia di consegna delle onorificenze Coni per il 2017: “Mennea eroe della mia generazione, diceva di soffrire e sognare.

Quello che fate voi atleti”. Premiati tra gli altri Infantino, Nibali, i canottieri Lodo e Vicino, gli arcieri iridati, Bebe Vio, Zanardi, Pizzo e i campioni del tiro a volo

“Un 2017 unico: mai abbiamo vissuto un anno così ricco di successi”, esordisce così Giovanni Malagò, aprendo la mitica Casa delle Armi ad un’altra edizione record dei Collari d’oro, questa volta condotta con leggerezza e ironia da Elisa Di Francisca e Sandro Campagna.

IL PREMIER — “Stupisce e colpisce il numero di atleti che hanno vinto – ammette il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, prossimo, dice sorridendo, a tornare a giocare a tennis -, stupisce il numero di atleti delle forze armate”, aggiunge guardando le divise schierate in prima fila. “Lo sport è un valore per il Paese, è un contributo fondamentale alla salute e alla ricchezza della società. Ogni volta che si apre un campo o una palestra, è un passo importante per la democrazia e la sicurezza del Paese”, dice il premier tra gli applausi. “E non dimentichiamo – aggiunge – che siamo il quinto Paese al mondo per ori olimpici, pazzesco”. Cita gli oro di Pellegrini e Vio, e nel finale cita Pietro Mennea, “l’eroe della mia generazione, che diceva soffri e sogni. Ecco, voi ci fate sognare e commuovere, e ci fate sentire orgogliosi di essere italiani, cosa di cui abbiamo disperatamente bisogno”.

EROI — Scorrono i grandi campioni che hanno riempito questo 2017 luccicante. Vincenzo Nibali, che ritira il Collare dello scorso anno, promette “un grande Tour de France”. Alessandro Zanardi, “l’uomo senza confini”, giura di “stare ancora bene, provo ad arrivare a Tokyo 2020”. Matteo Lodo e Giuseppe Vicino, gli eroi del due senza, rivendicano di essere stati “i primi ori mondiali italiani su questa imbarcazione”. E a proposito di eroi, sfilano quelli della scherma, ancora una volta fucina di medaglie, quella di Paolo Pizzo su tutte: unico oro individuale, nella spada, a 34 anni, “grazie a mia moglie che mi sopporta”. La scherma paralimpica ha, ancora una volta, la forza e il sorriso travolgenti di Bebe Vio, che annuncia di essersi trasferita a Roma, “per cominciare l’università. Poi devo prendere la patente. Lo sport? Abbiamo una squadra eccezionale, puntiamo agli Europei di Terni, giochiamo in casa”. L’arco di Galiazzo, Nespoli e Pasqualucci, dall’oro olimpico a quello mondiale, gli spari di Resca, Rossetti e Jessica Rossi, giovanissima ma già eroina del tiro a volo. “Come mi concentro? Pensando solo al fucile e al piattello”. Mentre Federico Pellegrino, il re dello sprint dello sci di fondo, campione mondiale nel 2017 e nel… 2018: “L’ho detto e lo ripeto: punto a tornare dalla Corea con una medaglia”.

LEGGENDE — Dagli eroi alle leggende. Antonio Cairoli, al nono titolo di campione mondiale di motocross, darà gas “per provare a vincerne altri due, nessuno è mai arrivato a 11”. Gregorio Paltrinieri e Federica Pellegrini, insieme sul palco, si salutano un po’ freddamente. Dice Fede, ricordando il suo oro: “L’ho sognato e cullato 12 mesi, dopo la rabbia privata a Rio. È stata la gara della vita”. Ricorda Greg: “Perdere ogni tanto può stimolare, io fino ad ora sono stato sempre sereno, anche nelle sconfitte”. Gli azzurri Mundial, invece, hanno ottenuto gloria eterna con una cavalcata indimenticabile, che a 35 anni di distanza emoziona ancora. Dino Zoff solleva di nuovo la Coppa, Paolo Rossi si nasconde, ma la platea lo reclama, “fu un Mondiale semplicemente irripetibile”. Il presidente della Fifa Infantino li abbraccia tutti, “magnifici eroi”, Tardelli va oltre l’urlo, “quello uscì dal cuore, l’emozione della vittoria è indelebile. Fu la vittoria del gruppo, e il ricordo di tutti noi è al grande Enzo Bearzot”. Gentiloni ricorda, con un filo di commozione: “Essendo juventino, ricordo Scirea, un campione gentiluomo”.

(La Gazzetta dello Sport)

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